
Hai sporto denuncia. O forse una querela. L’hai fatto e ora vorresti tornare indietro. Magari eri arrabbiato\a, ferito\a, spaventato\a, forse stavi vivendo l’ennesimo litigio violento con il tuo partner e hai pensato: “Questa volta basta“. Sei andato dai carabinieri, hai raccontato tutto, hai firmato. Ma ora qualcosa è cambiato. Lui ha chiesto scusa. Ha promesso che non succederà più. Oppure hai paura di cosa potrebbe accadere se il procedimento va avanti. O semplicemente ti sei reso conto che non vuoi più procedere per mille ragioni che solo tu conosci. E adesso ti chiedi: posso ritirarla?
La risposta, purtroppo, non è semplice. E soprattutto dipende da cosa hai presentato e per quale tipo di reato.
Differenza tra denuncia e querela, REATI PROCEDIBILI D’UFFICIO ed A QUERELA
Denuncia e querela non sono la stessa cosa, anche se spesso vengono usate come sinonimi.
La denuncia
La denuncia è una semplice segnalazione alle autorità che un reato è stato commesso. Può farla chiunque, anche chi non è la vittima. Riguarda generalmente i reati procedibili d’ufficio.
Reati procedibili d’ufficio:
Sono quei reati per i quali l’azione penale viene avviata automaticamente dalle autorità non appena vengono a conoscenza del fatto criminoso. In questi casi, la denuncia o la querela di un privato non è necessaria affinché il procedimento abbia inizio. Una volta che il reato è stato segnalato o scoperto, la procedura va avanti indipendentemente dalla volontà della vittima o del denunciante.
Esempi di reati procedibili d’ufficio includono: omicidio, rapina, violenza sessuale aggravata, estorsione, lesioni gravi, spaccio di droga, sequestro di persona.
Conclusione: Nei reati procedibili d’ufficio non è possibile ritirare la denuncia. Una volta che le autorità ne sono a conoscenza, il procedimento penale deve proseguire secondo la legge.
La querela
La querela è diversa. Non è solo una segnalazione: è una richiesta esplicita che venga punito chi ti ha fatto del male. Riguarda i reati meno gravi, quelli che la legge definisce “procedibili a querela di parte“.
Reati procedibili a querela di parte
Per questi reati, l’azione penale può essere avviata solo se la vittima presenta formalmente una querela, ovvero una richiesta di perseguire penalmente il responsabile. In assenza di querela, non vi è possibilità di procedere. Esempi di reati procedibili a querela includono: diffamazione, ingiuria, violenza privata, danneggiamento, minacce non gravi, lesioni personali lievi (a meno che non vi sia un’aggravante).
Conclusione: Nei reati procedibili a querela di parte, la querela può essere ritirata, a meno che non vi siano particolari circostanze aggravanti. Il ritiro della querela porta alla fine del procedimento penale.
I tempi della querela: quando puoi presentarla e quando puoi ritirarla
Quando presentarla
Se vuoi presentare querela, hai dei tempi precisi: 3 mesi per la maggior parte dei reati (dal giorno in cui hai saputo chi ha commesso il fatto), 6 mesi per reati come lo stalking, 12 mesi per i reati sessuali. Passato questo tempo, hai perso il diritto di querelare.
Quando ritirarla
Se hai presentato querela per un reato procedibile a querela di parte, puoi ritirarla in qualsiasi momento, fino a quando non c’è una sentenza definitiva di condanna.
Come si ritira la querela: le modalità corrette
Non basta dire “voglio ritirare tutto”. La remissione di querela deve seguire procedure precise:
Davanti all’autorità giudiziaria: puoi presentarti dal Pubblico Ministero o dal Giudice e dichiarare formalmente che rimetti la querela, la dichiarazione viene verbalizzata e messa agli atti del procedimento.
Con atto scritto: puoi far redigere dal tuo avvocato un atto formale di remissione di querela, l’atto deve contenere elementi precisi (i tuoi dati, il riferimento al procedimento, la volontà espressa di rimettere la querela) e va depositato in Tribunale.
Attenzione: una volta rimessa ed accettata, non puoi più tornare indietro e presentare nuovamente querela per gli stessi fatti.
Il caso più doloroso: le denunce tra partner
La maggior parte delle persone che si pongono questa domanda si trovano in una situazione molto specifica: hanno denunciato o querelato il proprio partner durante una separazione difficile, dopo violenze domestiche, o in un momento di massima tensione. Magari dopo giorni, settimane o mesi, la situazione sembra essersi calmata. Lui ha chiesto scusa. Sta seguendo un percorso di cambiamento. I figli soffrono. Tu stesso hai bisogno che le cose si normalizzino. E qui arriva il punto più duro da accettare: per i maltrattamenti in famiglia, non puoi ritirare nulla.
L’articolo 572 del Codice Penale prevede che i maltrattamenti contro familiari o conviventi siano sempre procedibili d’ufficio. Questo significa che anche se tu non volessi più procedere, anche se ritrattassi tutto, anche se dicessi che hai esagerato o che ti sei inventato tutto, il procedimento andrebbe avanti lo stesso.
Perché? Perché i Giudici e il Legislatore sanno benissimo che in questi casi la vittima è spesso sotto pressione, ha paura, dipende economicamente dall’aggressore, vuole salvare la famiglia. E la Cassazione ha stabilito che proprio la ritrattazione o il tentativo di ritirare la denuncia possono essere sintomi di un ulteriore condizionamento, non la prova che tutto si è risolto.
Tre casi pratici per capire meglio
Caso 1: Litigio con minacce
Situazione: Laura e Marco litigano violentemente. Lui le dice: “Ti rovino”. Laura va subito a fare querela per minacce.
Cosa può fare: Le minacce semplici sono procedibili a querela. Laura può rimettere la querela in qualsiasi momento prima della sentenza definitiva. Deve andare in Procura o davanti al giudice e dichiarare formalmente che rinuncia a procedere. Marco deve accettare la remissione.
Risultato: Il procedimento si chiude. Le spese processuali normalmente restano a carico di Marco, salvo diverso accordo.
Caso 2: Anni di violenze domestiche
Situazione: Giulia dopo anni di botte, umiliazioni, controllo economico, decide di denunciare il marito. Racconta tutto: schiaffi, insulti davanti ai figli, minacce continue. Il marito viene allontanato da casa.
Dopo tre mesi, lui sembra pentito. Giulia ha paura di affrontare il processo, di rimanere sola economicamente. Vorrebbe ritirare la denuncia.
Cosa può fare: Niente. Il reato contestato è l’articolo 572 c.p. (maltrattamenti in famiglia). È procedibile d’ufficio. Anche se Giulia andasse in Procura a dire che si è inventata tutto, le indagini continuerebbero.
Risultato: Il procedimento prosegue. Il Pubblico Ministero valuterà autonomamente se ci sono prove sufficienti per andare a processo.
Caso 3: Stalking dopo la fine di una relazione
Situazione: Elena e Luca si lasciano. Lui inizia a cercarla continuamente: messaggi, appostamenti sotto casa, telefonate a tutte le ore. Elena sporge querela per stalking (articolo 612-bis c.p.).
Luca capisce la gravità della situazione, si scusa, inizia un percorso psicologico. Elena, vedendo il cambiamento reale, vorrebbe ritirare la querela.
Cosa può fare: Dipende. Se non ci sono aggravanti particolari (minacce gravi, se Elena non è minorenne, se non ci sono altri reati connessi procedibili d’ufficio), lo stalking è procedibile a querela. Elena può rimettere la querela, ma non basta andare dai carabinieri a dirlo. Deve farlo formalmente davanti all’autorità procedente (Pubblico Ministero o giudice), e il ritiro deve essere accettato da Luca.
Risultato: Se la remissione avviene correttamente e viene accettata, il procedimento si estingue.
cosa fare e cosa evitare
✅ COSA FARE
Se hai sporto querela e vuoi ritirarla:
❌ COSA EVITARE
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Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza legale personalizzata. Le situazioni concrete possono variare e richiedere valutazioni specifiche da parte di un professionista.



