
Nel caso che presentiamo, lo studio ha assistito l’imputato, accusato di furto in un centro Leroy Merlin, garantendo la difesa tecnica in ogni fase del procedimento penale, fino all’ottenimento di una sentenza di piena assoluzione pronunciata dal Tribunale di Napoli Nord (sentenza in calce).
I FATTI DELLA VICENDA
In una recente vicenda giudiziaria trattata nell’area metropolitana di Napoli, una persona impiegata come addetto alla vigilanza presso un grande punto vendita di Leroy Merlin è stata accusata di furto aggravato in concorso con un’altra persona. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe sfruttato la propria posizione lavorativa per favorire la sottrazione di materiale elettrico di rilevante valore dall’esercizio commerciale dove prestava servizio.
La tesi accusatoria si articolava in modo preciso: l’addetto alla sicurezza avrebbe disattivato il sistema antitaccheggio nel momento in cui il presunto complice usciva dal negozio con la merce non pagata. A sostegno di questa ricostruzione vi erano testimonianze, immagini tratte dalle telecamere di sorveglianza e la querela sporta dalla società proprietaria del punto vendita. Il reato contestato prevedeva anche una circostanza aggravante specifica: aver commesso il fatto con abuso della propria prestazione lavorativa, ovvero sfruttando il ruolo di vigilante per facilitare il crimine. La Pubblica Accusa aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione.
LA DECISIONE DEI GIUDICI: COSA È STATO STABILITO
Al termine del dibattimento, il giudice ha pronunciato sentenza di piena assoluzione con la formula “per non avere commesso il fatto“. Si tratta della formula liberatoria più favorevole prevista dal nostro ordinamento, quella che esclude in radice qualsiasi partecipazione dell’imputato alla condotta illecita contestata. Gli oggetti eventualmente sottoposti a sequestro sono stati restituiti all’avente diritto.
LE MOTIVAZIONI DELLA DECISIONE SPIEGATE IN MODO SEMPLICE
Il punto centrale della vicenda era uno solo: dimostrare che l’imputato avesse effettivamente disattivato il dispositivo di controllo all’uscita, consentendo così il passaggio della merce senza pagamento. Il tribunale ha rilevato, su questo snodo decisivo, una totale assenza di prove. Nessuna verifica era stata mai eseguita per accertare se lo strumento antitaccheggio si trovasse effettivamente nella zona presidiata dall’imputato. Le testimonianze acquisite in udienza confermavano invece il contrario: il sistema di allarme non era disattivabile dal personale di vigilanza, ma soltanto da una ditta esterna specializzata. Il datore di lavoro dell’imputato ha ribadito questa circostanza davanti al giudice, e la versione difensiva sul funzionamento del sistema non ha trovato alcuna smentita negli atti processuali.
Quanto agli altri elementi a carico, il giudice li ha ritenuti del tutto privi di significato accusatorio. Il fatto che l’imputato e l’altro soggetto si fossero scambiati qualche parola, o che si fossero guardati nel corso delle normali attività di servizio, non costituiva prova di alcun accordo criminoso, trattandosi di comportamenti del tutto compatibili con le ordinarie mansioni di un addetto alla sorveglianza. In assenza di prove concrete e specifiche, la condanna era giuridicamente impossibile.
CONCLUSIONI E RIFLESSIONI
Questo caso offre una riflessione importante: un’accusa grave, anche se sostenuta da testimonianze e immagini video, non è sufficiente a condannare una persona se mancano le prove decisive sui punti essenziali della contestazione. Il nostro ordinamento esige certezza, non semplice probabilità. Difendere chi è accusato ingiustamente richiede la capacità di analizzare con rigore la ricostruzione accusatoria, individuarne le lacune e valorizzare gli elementi di segno contrario. È un lavoro che domanda preparazione tecnica, attenzione al dettaglio e profonda conoscenza delle regole processuali. Lo studio, attivo nei Tribunali dell’area di Napoli e Caserta, si impegna ogni giorno in questo senso, con il rispetto dovuto a ogni persona coinvolta in un procedimento penale.
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AVV. MARCO TRASACCO – CASSAZIONISTA
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